una pagina dove possano ritrovarsi i cittadini che vogliono reagire alle inefficienze di Quarto e dei suoi amministratori
Segnalaci i disservizi di Quarto
sabato 8 settembre 2012
Prandelli: porto la Nazionale a Quarto il nostro segnale contro la camorra
http://www.ilmattino.it/sport/calcio/prandelli_porto_la_nazionale_a_quarto_il_nostro_segnale_contro_la_camorra/notizie/218385.shtml
lunedì 9 luglio 2012
Infiltrazioni clan Polverino, perquisita la casa del sindaco di Quarto
Oltre all'abitazione del primo cittadino, controlli anche negli uffici comunali e nelle abitazioni di consiglieri
domenica 15 aprile 2012
"Fortapàsc" al Pareto di Pozzuoli
nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Vilfredo Pareto
via Annecchino, 252 Arco Felice – Pozzuoli (Na),propongono la proiezione del Film:
"Fortapàsc" - Seguirà un Incontro – dibattito sulla libertà di stampa sancita dall'art. 21 della Costituzione che stabilisce che: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Interverrà : Giuseppe Crimaldi, coautore del Libro “Il Casalese” Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro , Il libro-inchiesta a rischio di sequestro.
Parteciperanno, per un sussurro di solidarietà:
Donatella Mascagna - Dirigente Scolastico “ITCG Pareto”
Michela Mancini - Vicepresidente Coalit
Ciro Biondi - Presidente Diàlogos
Nello Mazzone - Giornalista Il Mattino premio giornalisti contro la camorra 2011
Giovanni Moio Giornalista Ansa
Alessandro Napolitano - Giornalista Cronache di Napoli
Gino Conte - Giornalista, Editore Primaradio
FONTE DIALOGOS
mercoledì 11 aprile 2012
II Forum "Sviluppo è Legalità. "Come far crescere la cultura della legalità sul nostro territorio”.
lunedì 26 marzo 2012
"Il Comune di Quarto lo gestiva il clan Polverino"
Nuovi scenari dalle trecento pagine depositate agli atti dell'udienza preliminare iniziata lunedì. Imbriani, sostiene il collaboratore di giustizia, "era il nostro vero sindaco"
di DARIO DEL PORTO
A Imbriani, dice Perrone, avrebbe chiesto nel 2008 sostegno elettorale il parlamentare del Pdl Luigi Cesaro, che non è indagato, in vista della sua candidatura per la presidenza della Provincia. L'imprenditore e il deputato si sarebbero incontrati anche una domenica di aprile del 2011 per discutere del progetto per l'apertura di una discarica a Chiaiano: iniziativa promossa da Armando Chiaro, capolista del Pdl alle elezioni amministrative di Quarto del maggio 2011 arrestato alla vigilia delle consultazioni, ma saltata per l'opposizione del clan. Sulle dichiarazioni di Perrone lavorano adesso i magistrati per individuare i riscontri e verificarne l'attendibilità.
Interrogato il 13 luglio 2011 dai pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, Perrone racconta di aver appreso da Imbriani "che Armando Chiaro aveva avuto contatti direttamente con il presidente della Provincia Cesaro per consentire l'apertura di una discarica in una delle cave di via Spinelli e anzi lo aveva condotto direttamente sul posto per un sopralluogo. Imbriani aveva ricevuto questa informazione direttamente da Cesaro in occasione di un incontro avvenuto tra loro in una domenica di aprile presso il complesso termale (naturalmente estraneo all'indagine n. d. r.) denominato le Stufe di Nerone di Pozzuoli".
In un altro verbale Perrone sostiene che, in occasione delle elezioni amministrative del 2003, Imbriani "aveva originariamente incassato" per la sua lista da lui ispirata "l'appoggio politico" di Cesaro, poi venuto meno "soprattutto per l'indisponibilità del centrodestra ad appoggiare" il candidato sindaco Gennaro Prencipe. Secondo il pentito questo "sgarbo politico" sarebbe stato rinfacciato dall'imprenditore in un incontro che Perrone colloca poco prima della sua scarcerazione del 2008: "Cesaro - si legge - sostanzialmente chiedeva un appoggio elettorale per le imminenti elezioni provinciali per le quali si sarebbe candidato (che in realtà si svolsero nel 2009 n. d. r.) e fu per questo che Imbriani reagì ricordandogli, ora che lui chiedeva appoggio elettorale, quello che non aveva fornito nelle precedenti elezioni del 2003 a Quarto".
Il pentito parla poi delle trattative per le elezioni amministrative del 2011, quando Imbriani, al cui appoggio, afferma il collaboratore, l'allora coordinatore regionale del Pdl Nicola Cosentino (estraneo all'inchiesta) e Cesaro "tenevano molto" formò la lista Noi Sud, che si sarebbe alleata con il centrodestra nonostante la contrarietà di Chiaro e dello schieramento del Pdl locale". Queste difficoltà sul territorio, è sempre la tesi di Perrone "giunsero all'orecchio di Cosentino che, molto arrabbiato, fece sapere che o si faceva nel modo da lui indicato oppure avrebbe commissariato il partito indicando proprio Imbriani come commissario cittadino". Da maggio 2011, quando con l'arresto di Chiaro è esplosa la "Quarto connection", Cesaro ha sempre ribadito di aver agito nella massima correttezza, escludendo qualsiasi rapporto di natura diversa da quella politica.
ARTICOLO DI REPUBBLICA NAPOLI
sabato 10 marzo 2012
Verso altre rivelazioni sulla camorra. C'è un altro pentito ed è di Quarto.
venerdì 9 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
Alessandro Napolitano: "E' finita". Il boss Polverino in manette. Tutti i...
In carcere il boss Polverino: supermanager del crimine che ama la bella vita due modelle brasiliane per coprire la fuga
|
NAPOLI
- Una casa su modello del residence Olgettina, affari riservati e belle
ragazze. Utili, queste, per trascorrere il tempo ma soprattutto per
distrarre gli occasionali passati, i curiosi, i vicini troppo invadenti.
Anche la Guardia Civil, che da troppi giorni stazionava con fastidiosa
perseveranza dalle parti di Jerez de la Fronteira.
E quando i carabinieri hanno bussato alla porta, l’altra sera, il boss Giuseppe Polverino, catturato ieri, e il suo complice ancora una volta hanno mandato avanti loro, le ragazze: due modelle brasiliane, 25 e 27 anni, che hanno provato a trascinarli lontano dalla casa per dare tempo a Polverino e Vallefuoco di scappare. Ci hanno provato senza riuscirci. Troppo noto il vizietto del «barone» Polverino, troppo conosciuta la sua passione per le donne e la sua debolezza da satrapo gaudente. Così, quando le modelle hanno incrociato lo sguardo con quello degli investigatori spagnoli, hanno avuto la certezza che la latitanza del boss era conclusa. Sei anni, è durata la fuga dell’ultimo boss. Sei anni di ricerche, di speranze svanite all’ultimo secondo, di certezze evaporate sul filo della burocrazia internazionale: da una parte la squadretta del maggiore Lorenzo D’Aloia, che non ha mai mollato neppure per un secondo; dall’altra le leggi europee sulle rogatorie e sulle intercettazioni telefoniche, con il loro corollario di farraginosa burocrazia. Un anno fa, per esempio. Giuseppe Polverino aveva lasciato la Spagna per un viaggetto in Olanda con il fido Vallefuoco. I carabinieri napoletani lo avevano localizzato. Ma sono stati costretti a fermarsi perché l’autorità giudiziaria dell’Aja non ha mai autorizzato il loro intervento autonomo, chiedendo gli atti e aprendo un’autonoma procedura per la cattura: inutile, nel frattempo Polverino era rientrato in Spagna. Due anni fa, invece, erano arrivati vicinissimi all’arresto: in Italia, in Campania, in provincia di Napoli. Il 10 aprile del 2010 trovarono, i carabinieri, il suo ultimo nascondiglio: un appartamento a Quarto, sgomberato in tutta fretta. C’erano solo i mobili e una bottiglietta blu di acqua termale, la Solan de Cabras, prodotta nella provincia di Tarragona e in vendita solo in Spagna. Era quella bevuta dal piccolo Vincenzo Giuseppe, il figlio che Giuseppe Polverino ha avuto da Kelly, al secolo Kelen Barbosa de Silva, brasiliana con la quale convive. È la donna che, nel corso di una festa, gli cinge la testa con una corona tempestata di pietre preziose: per lei, il «barone», era invece un re. Ma prima di Kelly c’era stata anche Ana Paula, nel cuore del boss di Marano. Pure lei brasiliana, conosciuta in Italia. Per la precisione in Toscana, luogo di vacanze e di affari dell’ultimo mafioso cresciuto alla scuola dei fratelli Nuvoletta. |
||
|
Giovedì 08 Marzo 2012
FONTE: IL MATTINO
|
mercoledì 7 marzo 2012
LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO GIARRUSSO PER L'ARRESTO DI POLVERINO
Quarto (Na). 7.03.2012 Il Sindaco di Quarto nonchè coordinatore provinciale dell'ANCI, Massimo Carandente Giarrusso, esprime grande soddisfazione per l'arresto di Giuseppe Polverino capo reggente dell'omonimo clan, effettuato la notte scorsa a Jerez de la Frontera, in Spagna, grazie ad un'azione congiunta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con la l'Unidad Central Operativa della Guardia Civil Spagnola. "Un' altra grande vittoria da parte dello Stato - commenta il primo cittadino quartese - e dunque va fatto un grosso plauso alle forze dell'ordine per questa ennesima operazione brillantemente realizzata; con l'arresto di Polverino, speriamo si possa chiudere definitivamente un periodo buio e controverso della storia di Quarto. Come ho più volte ribadito, ci costituiremo parte civile nei processi di camorra che seguiranno perchè troppe volte questa città è stata infangata per colpa di pochi e discutibili personaggi."
lunedì 5 marzo 2012
Forse un pregiudicato in odore di camorra dietro la costruzione del "Quarto Nuovo"
sabato 3 marzo 2012
Alessandro Napolitano: Il pentito Perrone e le sue "verità". C'è anche l'...
domenica 15 gennaio 2012
Camorra, arrestato quartese braccio destro di Polverino
Imbriani era riuscito a sfuggire alla cattura durante un blitz dei militari che il 3 maggio 2011 aveva portato in carcere 40 affiliati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, usura, traffico e spaccio di stupefacenti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, reinvestimento di capitali in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e commerciali.
Il blitz era scattato dopo un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dal 2007 a oggi anche in cooperazione con l'Unidad Central Operativa della Guardia Civil spagnola, che ha portato anche al sequestro di beni per oltre un miliardo di euro.
L'uomo è considerato il braccio destro del capo clan Giuseppe Polverino, anch'egli latitante, e si occupava delle attività imprenditoriali del clan reinvestendo nell'edilizia privata i proventi delle attività criminali. Due persone che ne stavano favorendo la latitanza sono state arrestate, una gli stava dando ospitalità nella sua casa a Brugine e l'altra lo seguiva passo passo aiutandolo negli spostamenti.
ARTICOLO DE IL MATTINO
venerdì 30 dicembre 2011
Un pentito di camorra fa il nome di un consigliere comunale di Quarto
Purtroppo il nome del consigliere comunale di Quarto non è stato ancora reso noto.
Servizio di Quarto Canale.
sabato 24 dicembre 2011
Sequestrati beni del clan Polverino
Altri 27 milioni di patrimonio immobiliare dopo il maxi sequestro di un miliardo operato a maggio scorso
giovedì 15 settembre 2011
Boss catturato a Quarto mentre guarda la partita
Il latitante Salvatore Liccardi ritenuto un affiliato al clan dei Polverino è stato sorpreso in una villetta di camp'agna mentre guardava Manchester-Napoli. L'uomo è accusato di tentato omicidio
All'uomo, che era riuscito a sfuggire al blitz dei carabinieri che nel maggio scorso portò all'arresto di 39 affiliati e prestanome del clan e al sequestro epocale di beni per oltre un miliardo di euro, i militari hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della DDA di Napoli con le accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni, usura, traffico e spaccio di stupefacenti, riciclaggio e reinvestimento di beni di provenienza illecita e altro. Il latitante è stato catturato in una villetta di campagna a Quarto (Na) mentre seduto in poltrona stava guardando in tv l'incontro di calcio Napoli-Manchester United insieme a un complice.
(15 settembre 2011)
Fonte: Repubblica Napoli
mercoledì 29 giugno 2011
Consigliere comunale del PDL sospeso dal Prefetto
La cosa più triste è che il sindaco neanche gli chiede pubblicamente di dimettersi!!
domenica 19 giugno 2011
Giugliano, un comune commissariato dalla Camorra
Il terzo paese più grande della Campania da dicembre non ha un consiglio comunale. Secondo il pentito Vassallo l'intera amministrazione è gestita in maniera indiretta dal clan Mallardo, attraverso persone insospettabili
Un territorio con un’estensione di 94 km, terza città campana per numero di abitanti, un concentrato di abusivismo edilizio e pattume tossico con il clan, tra i più potenti della regione, a controllarne ogni metro quadro. Giugliano è un comune di oltre cento mila abitanti, in provincia di Napoli. A Giugliano c’è anche la politica, quella che secondo i pentiti, è eterodiretta dalla camorra. Al momento nessun arresto e neanche un indagato, ma nell’ultima ordinanza che, a metà maggio, ha portato in carcere sette persone e il reggente Feliciano Mallardo, detto o ‘sfregiato, saltano fuori nomi e parentele scomode che non hanno rilevanza penale, ma che certo gettano ombre sulla trasparenza dell’amministrazione.Dal 2008 il sindaco di Giugliano è Giovanni Pianese. Non è la prima volta. Già sindaco ad inizio anni ’80, molto vicino a Paolo Cirino Pomicino. Oggi è nel Pdl legato a Nicola Cosentino e Luigi Cesaro. Sostenuto dalle grandi e potenti famiglie di Giugliano è tornato in comune da sindaco dopo l’esperienza in consiglio regionale con l’Udc. Alle comunali che lo hanno proclamato primo cittadino, tra i consiglieri più eletti c’è stato Giuseppe Aprovitola, imprenditore edile. Pianese, sulla questione infiltrazione camorristica, è più volte intervenuto: “ Le dichiarazioni dei pentiti vanno riscontrate e quelle di Vassallo non fanno riferimento a un periodo specifico. I miei predecessori erano persone perbene. Quanto a me, ho una giunta tecnica, il vice sindaco è un magistrato e quattro assessori non sono di Giugliano. In questi anni abbiamo lottato contro la speculazione edilizia e non abbiamo ricevuto pressioni”.
Il vicesindaco è Antonio Panico, magistrato il cui nome (non indagato) finì nelle carte dell’inchiesta sul sistema di potere dell’imprenditore Alfredo Romeo, con il quale sarebbe stato, secondo la procura di Napoli, in strettissimo contatto. Solo rapporti e null’altro “non so nulla – dichiarò Panico- di questa storia”, un’indagine che non ha avuto nessuna conseguenza penale.
Torniamo in consiglio comunale. Nell’ultimo anno, grazie ai magistrati partenopei, sono finiti sotto sequestro beni per oltre un miliardo di euro riconducibile al clan Mallardo. Nell’ultima operazione, di metà maggio, denominata ‘Caffè macchiato’, sono scattati i sigilli (sequestro preventivo) anche per una piccola società la Gas agi sas. Tra i soci (accomandante) c’è Angela Sequino. La Sequino è indagata per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante di aver favorito il clan. Il marito, Francesco Biagio Russo, secondo la Procura, è un “imprenditore legato al clan camorristico Mallardo”. Biagio Russo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, stando alle carte dell’inchiesta, intestava ad Angela Sequino fittiziamente le quote della Gas agi Sas. Alla camera di commercio la Gas, oggi, risulta sotto sequestro preventivo. Ma c’è di più: la ditta è registrata a nome di Umberto Sequino (non indagato), padre di Angela e suocero di Biagio Russo, lui sì indagato per i suoi rapporti con i clan.
Umberto Sequino è consigliere comunale e sostiene il sindaco Pianese. In consiglio siedono anche due suoi nipoti, mai citati nell’ordinanza, uno in forza alla maggioranza, una in forza all’opposizione. Umberto Sequino, si legge sul sito del comune, ha anche un ruolo importante: “Consigliere delegato dal Sindaco Giovanni Pianese per l’Edilizia scolastica ed i Lavori pubblici”. Una delega che sarebbe stata ritirata pochi mesi fa, in attesa del varo della nuova giunta. Da dicembre, a Giugliano, non si convoca il consiglio comunale. Per tre volte, su iniziativa dell’opposizione si è tentato di tornare alla ‘normalità’, ma è mancato il numero legale
Le parentele incrociano rapporti. Che pur non avendo alcun valore penale, gettano ombre. Ecco, allora, cosa scrive il gip Alessandro Buccino Grimaldi: “Russo Francesco Biagio consorte della Sequino Angela, a sua volte nipote di Feliciano Mallardo Feliciano”. E ancora: “L’impegno della figlia di Umberto Sequino per conto dei Mallardo è stato così ricostruito dal Vassallo Gaetano”.
Il pentito Vassallo parla del consigliere Umberto Sequino, che non risulta indagato, così nell’interrogatorio del 19 agosto 2008: “ (…) Sequino comandava al comune di Giugliano nel senso che tutte le decisioni e le scelte politiche erano effettuate da lui e solamente ratificate dagli organi amministrativi. In questo modo era Feliciano Mallardo che gestiva in concreto il comune (…). Voglio aggiungere che Sequino, come forse ho già accennato in altri verbali, è il cognato di Felice Mallardo, in quanto hanno sposato due sorelle. A causa dell’esistenza di stretti rapporti del tipo Sequino-Felice Mallardo, il comune di Giugliano in realtà era solo formalmente gestito dall’amministrazione eletta ma era, ed è, in sostanza controllato dal clan Mallardo”. Vassallo si riferisce a gestioni passate, Sequino è in consiglio comunale dal 1997. E nel 2003 si candidò a sindaco senza successo. Le parole del pentito hanno bisogno di riscontri e spetta alla magistratura e alle forze inquirenti trovarli.
In consiglio comunale siede anche Antonio Dell’Aquila, capogruppo del Pdl. Non un omonimo, ma cugino di Peppe Dell’Aquilla, detto o’ ciuccio, superboss dei Mallardo, arrestato a fine maggio, dopo una latitanza iniziata nel 2002. Essere parenti non è una colpa, ma lo strumento della commissione di accesso consente di accertare eventuali condizionamenti e fugare ogni dubbio sulle possibili infiltrazioni, ma dal ministero al momento non arriva nessuna risposta. Quelle che aspetta Giugliano per rendere inoffensivi le parole del pentito Vassallo: “ Si potrebbe dire che a Giugliano il Consiglio Comunale non è sciolto dal Prefetto, ma da Felice Mallardo”.
ARTICOLO DE IL FATTO QUOTIDIANO
mercoledì 18 maggio 2011
Quarto, esponente del Pdl è in galera per camorra. Ma viene eletto in Comune
di Vincenzo Iurillo
17 maggio 2011
Dal carcere per camorra al Consiglio comunale il passo è breve. Accade a Quarto, provincia di Napoli. Protagonista dell’incredibile vicenda Armando Chiaro, fino a pochi giorni fa coordinatore cittadino del Pdl. Chiaro è stato eletto con quasi 400 preferenze. Eppure è in galera da circa due settimane con l’accusa pesantissima di essere il referente ‘politico’ degli interessi del clan Polverino e di aver fatto da prestanome dei boss. Il suo arresto è stato uno dei casi più clamorosi di infiltrazioni camorristiche nelle liste azzurre del napoletano.Il 3 maggio i pm della Dda di Napoli Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Maria Cristina Ribera hanno ottenuto dal gip l’arresto di 40 presunti esponenti e fiancheggiatori del clan Polverino, tra i quali due candidati del centrodestra al Consiglio comunale, uno del Pdl e uno di ‘Noi Sud’. In manette per associazione camorristica è finito anche Chiaro, capogruppo uscente degli azzurri e capolista dei berlusconiani. Dalle carte dell’inchiesta si è scoperto che gli uomini della cosca lo chiamavano ‘l’onorevole’ oppure ‘l’assessore Mesillo’. E appena due giorni prima del voto la Procura ha depositato al Riesame 22 intercettazioni tra Chiaro e il presidente della Provincia di Napoli, nonché coordinatore provinciale Pdl, Luigi Cesaro (che non è indagato). I due discutevano dell’ingresso di ‘Noi Sud’ nella coalizione di Quarto, che il coordinatore regionale Pdl Nicola Cosentino (anch’egli non indagato) avrebbe alla fine imposto agli azzurri locali.
Chiaro era in carcere, ma la circostanza non ha scoraggiato i suoi fan. Quarto è stata tappezzata da manifesti elettorali con la scritta ‘Forza Armando’. Il candidato sindaco del centrodestra, Massimo Carandente Giarrusso, eletto con oltre il 60%, ne aveva preso le distanze, invitando i suoi sostenitori a rimuovere i manifesti e a non votare il candidato inquisito. Forse è questa la ragione del ‘voto disgiunto’ che lo ha in qualche modo punito. Le liste della coalizione, infatti, hanno raccolto circa il 5% in più del neo sindaco.
Lancia l’allarme la senatrice del Pd Teresa Armato, componente della commissione Antimafia: “Non solo il governo non si è adoperato per evitare che la campagna elettorale nella provincia di Napoli si svolgesse in un clima di collusioni, ma con grande preoccupazione apprendiamo che Armando Chiaro è stato eletto a Quarto ottenendo un largo consenso – ha detto Armato, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione urgente sul caso al ministro degli Interni Roberto Maroni -. Si tratta di uno scenario dai connotati davvero inquietanti di fronte al quale il governo e il Pdl continuano a tacere. Oggi ho presentato in Parlamento un’altra interrogazione per chiedere al governo di verificare che le elezioni del 15 e 16 maggio 2011 si siano svolte senza condizionamenti da parte della criminalità organizzata, soprattutto a seguito delle ultime intercettazioni denunciate dagli inquirenti locali tra l’eletto Armando Chiaro e il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, aventi ad oggetto la strategia politica per il rinnovo del consiglio comunale di Quarto”. La senatrice Armato è anche intervenuta in commissione Antimafia durante l’esame sulle modalità di attuazione del codice di autoregolamentazione, con riferimento alle elezioni amministrative del maggio 2011, per chiedere un intervento del presidente Beppe Pisanu.
Aggiunge la senatrice Pd Maria Fortuna Incostante: ”E’ certamente grave che questa persona abbia raccolto un consenso tale da poter sedere in Consiglio. Ma è altrettanto inaccettabile il silenzio dei dirigenti di fronte a questa vicenda. Perché i vertici del partito di Chiaro non si dissociano da questo ‘successo’ che contribuisce ad accrescere la zona d’ombra attorno al Pdl in Campania? Il Pd non consentirà che su questa vicenda cali il silenzio e, soprattutto, si batterà affinché non si consegni Napoli a questa destra”.
ARTICOLO DE IL FATTO QUOTIDIANO
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/quarto-esponente-del-pdl-e-in-galera-per-camorra-ma-viene-eletto-in-comune/111847/
Caso-Quarto e liste sporche, Cesaro: «Un patto per screening candidati»
| di Giuseppe Crimaldi NAPOLI - Mai più «liste sporche». Mai più pericolosi scivoloni come quello seguito alla vicenda dei due consiglieri comunali di Quarto arrestati ai primi di maggio con l’accusa di avere avuto contatti con il clan camorristico Polverino. | ||
| Mercoledì 18 Maggio 2011 ARTICOLO DE IL MATTINO http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=149625&sez=ELEZIONI2011 |
