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domenica 2 ottobre 2011

Provincia di Napoli, Cesaro non c'è, «È a Medjugorje con la famiglia»

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NAPOLI - Da qualche tempo si vede poco nelle situazioni ufficiali. Lavora nelle retrovie, ha scelto, come si dice in questi casi, un basso profilo dal punto di vista del presenzialismo. Luigi Cesaro, presidente della Provincia, sembra abbia scelto di delegare sul fronte dell’immagine. Il fatto è questo: da un po’ di tempo a questa parte a rappresentare la Provincia su palcoscenici mediaticamente molto esposti si presenta sempre più spesso il vicepresidente Gennaro Ferrara, professore universitario e rettore dell’università Parthenope.

Politicamente fedelissimo di Cesaro, e perfettamento calato nel ruolo di rappresentanza dell’ente. Capita dunque che Cesaro, in occasione dell’andata a Plymouth della spedizione che ha apposto materialmente la firma per portare le pre-regate dell’America’s Cup a Napoli lui non c’era. Ferrara in sua vece. Allora si disse che Cesaro - che è anche parlamentare - fosse impegnato in delicate votazioni in Commissione e alla Camera.

Questo il motivo della sua assenza. In settimana c’è stato il varo in Consiglio provinciale della società di scopo per la Coppa America in Consiglio provinciale e Cesaro era assente. Ieri e l’altro ieri la visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, ancora una volta un impeccabile Gennaro Ferrara a rappresentare l’ente di Piazza Matteotti ma di Cesaro nemmeno l’ombra. «È a Medjugorje con la famiglia» trapela.

lu.ro. 


ARTICOLO DEL MATTINO

mercoledì 18 maggio 2011

Caso-Quarto e liste sporche, Cesaro: «Un patto per screening candidati»


di Giuseppe Crimaldi

NAPOLI - Mai più «liste sporche». Mai più pericolosi scivoloni come quello seguito alla vicenda dei due consiglieri comunali di Quarto arrestati ai primi di maggio con l’accusa di avere avuto contatti con il clan camorristico Polverino.
E, soprattutto, mai più sospetti sui nomi dei candidati indicati dai partiti. Parola di Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli e coordinatore provinciale del pdl. «La questione morale esiste e va affrontata - dichiara - Serve una svolta, per tutti, e per quel che ci riguarda ci siamo già mossi dopo la vicenda di Quarto».

Sta parlando dell’arresto di Armando Chiaro e di Domenico Camerlingo?

«Esattamente. Abbiamo lanciato un primo chiaro segnale, nominando commissario il senatore Carlo Sarro, che è anche componente della commissione parlamentare Antimafia».

Non crede serva qualcosa di più? La questione morale non si liquida solo con i commissariamenti...

«Infatti questo è solo l’inizio».

In che senso?

«Non ci sottraiamo all’autocritica, pur rivendicando la massima trasparenza nella scelta delle candidature: vi anticipo che al Consiglio comunale di Napoli, per esempio, siederanno tutte persone di specchiata moralità. Ciò detto, dobbiamo guardare al futuro».

Proposte?

«Penso a un tavolo di concertazione tra i partiti e le forze dell’ordine, tanto per fare un esempio, dal quale dovrebbe venir fuori un approfondito screening relativo ai soggetti che si vogliono candidare. Ma è solo una delle iniziative che possono essere immaginate per garantire il voto pulito».

Ma lei perché parlava al telefono con uno dei due consiglieri arrestati a Quarto? Non l’ha imbarazzata questa cosa alla luce dei recenti sviluppi giudiziari?

«Voglio chiarire un punto. Quando incontrai Armando Chiaro lui venne da me con in mano le carte del fascicolo di un processo che si era chiuso con la sua assoluzione».

Insomma, concludendo: quali impegni intende assumere per garantire che altri casi del genere non si verifichino in futuro?

«Lo ripeto: pulizia e moralità resteranno le nostre stelle polari. Ma posso garantire sin d’ora che i nostri eletti, a Napoli e in provincia, dimostreranno nei consigli di essere ciò che sono nella vita di tutti i giorni: persone oneste».

Mercoledì 18 Maggio 2011

ARTICOLO DE IL MATTINO http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=149625&sez=ELEZIONI2011

lunedì 16 maggio 2011

Politica e camorra, intercettato Cesaro «Il nostro amico sarà vice allo Iacp» Il presidente Provincia: killer mediatici


di Leandro Del Gaudio
NAPOLI - Denuncia «mattanza politica e killeraggio mediatico», parla di «operazione ad orologeria in pieno election day». Certo, si mostra fiducioso nel lavoro della magistratura, ma non riesce a digerire quello che definisce un «attacco premeditato e strumentale verso la mia persona e verso il ruolo che rappresento tanto nelle istituzioni quanto come responsabile della vita politica di un partito».
A tutto campo, Luigi Cesaro, dopo la pubblicazione di alcuni atti depositati nell’inchiesta della Dda di Napoli su presunte collusioni tra politica e camorra. ù

Caso Quarto, strali da Palazzo Matteotti. Al contrattacco il presidente della Provincia, coordinatore provinciale del Pdl, più volte intercettato mentre dialoga al telefono con Armando Chiaro, il consigliere Pdl di Quarto finito in manette ai primi di maggio.

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Decine di telefonate, che la Dda ha ritenuto di utilizzare per rafforzare le indagini a carico dello stesso Chiaro, per il quale oggi si discute la richiesta di scarcerazione dinanzi al Tribunale del Riesame. Appuntamento tecnicamente impossibile da rinviare, atti depositati due giorni fa, altro che «killeraggio mediatico»: scadenza in calendario da tempo, tempi tecnici per consentire ai difensori degli indagati di replicare alle accuse.

Ma cosa raccontano quelle telefonate tra Chiaro e Cesaro? Una premessa prima di tutto: qui il presidente della Provincia non è indagato, ma le sue conversazioni - a leggere i brogliacci dei carabinieri - fanno emergere comunque collegamenti tra i vertici campani del Pdl e alcuni soggetti in odore di camorra.

Qualche esempio: il pressing di Cesaro e Nicola Cosentino (non indagato) per sponsorizzare Nicola Imbriani (attualmente latitante per presunti contatti con il clan Polverino) proprio in vista delle elezioni tenute tra ieri e oggi.

Trattative politiche, sullo sfondo di un’inchiesta a carico di un politico latitante, di due consiglieri in cella (oltre a Chiaro, anche Camerlingo di «Noi sud»). Le intercettazioni, dunque.

Oltre al leit motiv della investitura di Imbriani, ci sono altri passaggi. Si parla di nomine, di commissariamento, di Iacp. Istituto autonomo case popolari, oro per un’area metropolitana da decenni afflitta dalla questione abitativa.

Parole al telefono, dunque. È il 28 aprile scorso, quando Armando Chiaro chiama Cesaro, che si trova a Roma: «Cesaro - scrivono i carabinieri - dice di aver bloccato i commissari agli Iacp e che il loro amico sarà tra i vice commissari».

Di cosa parla il primo inquilino di piazza Matteotti? A cosa allude Cesaro? Anche qui, a rischio di risultare ripetitivi, nulla di penalmente rilevante, anche se non si escludono riscontri e accertamenti. Inchiesta condotta dal capo della Dda di Napoli Sandro Pennasilico, dai pm anticamorra Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Decine di arresti, clan Polverino colpito al cuore, nonostante ben dieci latitanti. Associazione camorristica, traffici illegali, intestazione fittizia di beni, indagano gli uomini del comando provinciale del colonnello Mario Cinque, del tenente colonnello Giancarlo Scafuri e del maggiore Lorenzo D’Aloya. Camorra e affari. C’è un filone che punta dritto al business dei rifiuti.

È il caso del pressing del clan Polverino per aprire una discarica nella zona della ex Cava, per altro in passato finita sotto sequestro: «In concomitanza con la nuova emergenza rifiuti che ha investito la Campania (siamo tra il 2008 e il 2009, ndr), i piani criminali del clan Polverino stavano clamorosamente per realizzarsi», spiegano gli inquirenti negli atti freschi di deposito. Poi, alla fine non andranno in porto, anche grazie a una sorta di mobilitazione tesa ad impedire l’impiego di cave ad uso discarica. Intanto, ieri e oggi il voto a Quarto.

È ancora Cesaro a chiarire in una nota la trasparenza della sua strategia politica prima e dopo gli arresti: «Ricordo, per chi non avesse memoria, che all’indomani delle misure cautelative adottate dai magistrati, su mia proposta il Pdl è subito intervenuto nominando il senatore Sarro garante del partito a Quarto, ed ho chiesto con forza al candidato sindaco, riuscendoci, di ottenere dall’indagato presente nelle liste l’autosospensione dalla competizione elettorale».
Lunedì 16 Maggio 2011 

ARTICOLO DEL MATTINO http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=149350&sez=NAPOLI