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domenica 19 febbraio 2012

Torniamo a comprare all'Ipercoop di Quarto, tuteliamo i lavoratori.



In questi giorni, come è giusto che sia, soprattutto la battaglia contro il rischio discarica nel Castagnaro richiama l'attenzione di tutti.
Ci teniamo però a ricordare che da ieri, sabato 18 febbraio 2012, è di nuovo aperto il supermercato Ipercoopall'interno del centro commerciale "Quarto Nuovo" in via Masullo, a Quarto. 
Noi torneremo a comprare lì e invitiamo tutte quelle persone che già erano clienti, a tornare a spendervi serenamente. 
Sarà un modo questo, per tranquillizzare i tanti lavoratori, per lo più tantissimi giovani di Quarto, sulla solidità del loro impiego. 
Sì, perché è stata questa una delle preoccupazioni principali in questi giorni, che fossero loro, l'anello più debole della catena, a rimetterci per colpe di altri. 

E soprattutto, è evidente che l'attenzione sugli alimenti sarà altissima, dopo lo scandalo delle settimane precedenti. 

giovedì 9 febbraio 2012

Comunicato della COOP in merito al sequestro di Quarto


In merito alla chiusura dell’Ipercoop di Quarto da parte dell’Autorità, Ipercoop Tirreno esprime innanzitutto il proprio rammarico per l’accaduto, per i disagi creati ai soci della cooperativa e ai consumatori, per il danno d’immagine che questa vicenda genera.
Ipercoop Tirreno è parte del Gruppo Unicoop Tirreno che da sempre fa dell’attenzione alla sicurezza dei prodotti (riferita sia alla fase di produzione sia a quella degli ambienti di vendita) uno dei tratti distintivi del proprio modo di operare. Sono infatti numerosi e ripetuti nel tempo i riconoscimenti ottenuti dal Gruppo su questo fronte.
Il primo impegno di Ipercoop Tirreno è ora quello di adoperarsi, in accordo con le autorità competenti, per la rapida riapertura dell’ipermercato. Ovviamente, nel caso in cui all’esito degli accertamenti ancora in corso, avessero a manifestarsi inadempienze o comportamenti soggettivi non conformi alle regole aziendali, gli stessi saranno sanzionati con estrema severità. Ciò al fine di riconfermare la tutela di valori per noi fondanti come la sicurezza alimentare e il rispetto delle regole aziendali.
Per il momento la conduzione dell’ipermercato di Quarto è stata affidata all’Amministratore Delegato di Ipercoop Tirreno. In questo compito l’Amministratore Delegato sarà affiancato da alcune delle migliori professionalità presenti all’interno del gruppo Unicoop Tirreno.
Unicoop Tirreno Soc. Coop. 

sabato 4 febbraio 2012

I Carabinieri sequestrano l'Ipercoop di Quarto

NAPOLI - I Carabinieri della Tenenza di Quarto Flegreo coadiuvati da Ispettori Sanitari dell’Asl Napoli Nord 2, hanno riscontrato all’interno dell’Ipercoop del Centro Commerciale “Quarto Nuovo” in Via Masullo di Quarto gravi carenze igienico sanitarie all'interno di depositi di alimenti confezionati nonché nei banchi frigo di carni, salumi, pesce e latticini, dovute all'intrusione notturna di un branco di gatti randagi. Glio animali accedendo nei reparti attraverso i varchi di carico e scarico merci, si avventavano su vari prodotti freschi ed imbustati.

Nella circostanza, il direttore 52enne dell’ipermercato è stato denunciato per aver messo in vendita sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione e insudiciate e sono stati sottoposti a sequestro circa 300 chilogrammi di carne di vario genere mentre nei reparti visitati nottetempo dai felini sono stati applicati i sigilli, nelle more della prescritta sanificazione, in ossequio alla normativa vigente nella specifica materia.

Poco dopo l’intervento delle forze dell’ordine e degli ispettori sanitari, i militari dell’arma hanno invece constatato che in spregio ai divieti imposti il pubblico continuava a prelevare alimenti dai banchi frigo e dagli scaffali delle aree sottoposte a provvedimento di chiusura, da cui peraltro erano stati deliberatamente rimossi i sigilli.

Per questo motivo, oggi, i militari del citato comando insieme a Dirigenti del Servizio Veterinario - Dipartimento Prevenzione dell’Asl Napoli 2 Nord, nel corso di un nuovo sopralluogo hanno contestato al responsabile dell’ipermercato di aver rimosso arbitrariamente i sigilli apposti ai reparti alimentari sottoposti a vincolo preventivo consentendo al pubblico di rifornirsi di cibo insudiciato, fatto inconfutabilmente provato da riprese del sistema di videosorveglianza.

Acclarato il concreto pericolo di reiterazione della condotta del direttore e considerato che riapporre i sigilli ai soli settori dei cibi insudiciati non avrebbe scongiurato del tutto il rischio che i clienti, anche solo distrattamente potessero prelevare gli alimenti contaminati, l’intero ipermercato è stato sottoposto a sequestro preventivo con l’assenso della Procura della Repubblica di Napoli. Il direttore dell’esercizio commerciale è stato nuovamente denunciato in stato di libertà per Violazione dei sigilli e Commercio di sostanze alimentari nocive.
Sabato 04 Febbraio 2012


FONTE: IL MATTINO

giovedì 5 maggio 2011

Quarto e camorra, s'indaga sulla costruzione dell'Ipercoop

05/05/2011

Leandro Del Gaudio Controllare voti, per controllare le istituzioni, per poi gestire a piene mani licenze edilizie e business che contano. Un triangolo - voti, affari e politica - disegnato negli ultimi anni dalla camorra targata Giuseppe Polverino. Ne sono convinti gli inquirenti che hanno messo a segno la prima spallata (dopo lunghi anni) al sistema di potere messo in piedi nell’area flegrea. Anni di potere politico ed economico, prima ancora che militare, da parte di un sistema di potere che avrebbe goduto di precise coperture giudiziarie. «Soffiate» per usare l’espressione che campeggia nell’atto d’accusa notificato due giorni fa a trentanove presunti esponenti del cartello dei Polverino. Voti e coperture giudiziarie, ma anche affari. Quarto connection, inchiesta della Dda di Napoli, guidata dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico, dai pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio, Cristina Ribera. Arresti firmati dal gip Paola Valeria Scandone, c’è una traccia investigativa che non passa inosservata. È la storia della nascita del centro commerciale Ipercoop, o meglio, la storia della conversione della destinazione d’uso di un intero territorio (da industriale a commerciale), tanto per assecondare esigenze di imprenditori, amministratori e politici che finiscono dritto negli atti della Dda. Indagano i carabinieri del comando provinciale del colonnello Mario Cinque, in campo il tenente colonnello Giancarlo Scafuri e il maggiore Lorenzo D’Aloja. Soldi in cambio di voti Siamo nel 2003, quando vengono distribuiti 20mila euro per ottenere voti. Dai cinquanta ai cento euro per elettore, a seconda delle esigenze. Ecco le conclusioni investigative: «Due imprenditori (i nomi sono omissati) hanno raccontato di essere stati contattati da Nicola Imbriani, Castrese Paragliola, Raffaele Vaccaro e Giuseppe Perrotta (ritenuti gravitanti nell’orbita dei Polverino), che si erano attivati per convogliare voti sul candidato dei Polverino». Anno 2003, indagini in corso. Sul punto, gli inquirenti sono chiari: una riunione che serve a mettere a disposizione soldi per far convogliare voti sul candidato di riferimento. C’è un omissis sul nome di batteria. Ancora particolari sul summit: i quattro mettono sul tavolo 20mila euro a testa (totale (80mila), da tradurre in voti, con mazzette da 30 a 50 euro ciascuna. Se non saliamo, ti decapitiamo Tutto condito da espressioni minacciose, tanto da spingere Nicola Imbriani (uno degli indagati) a sibilare un’espressione ad effetto a carico di uno dei «grandi elettori» convocati: «Qua, se non saliamo, ti tagliamo la testa». E qui intervengono gli affari, almeno a seguire il percorso logico del gip Paola Valeria Scandone: «La principale preoccupazione dei soggetti era assicurarsi un successo elettorale, grazie all’esborso di cospicue somme di denaro, per gestire liberamente attività per la costruzione del centro commerciale Ipercoop, con indubbi vantaggi economici per gli appartenenti al sodalizio criminoso, oltre a quelli derivanti dalla mera compravendita del terreno, con guadagno esponenziale a fronte di circa 3 settimane di possesso della citata area». Altra storia, ma stesso scenario, rispetto a quanto tiene per il momento in cella due candidati al consiglio comunale di Quarto. L’attenzione resta concentrata su Armando Chiaro, 35 anni, consigliere uscente e capogruppo Pdl a Quarto e su Salvatore Camerlingo, 27 anni, espressione di «Noi sud». Spiega l’avvocato Amedeo Di Pietro, difensore di Armando Chiaro: «Non mi risulta che sia mai stato arrestato, né che abbia ricevuto condanne. Effettivamente è stato coinvolto in indagini per scambio di voti, ma non legate a ipotesi criminali di natura camorristica». Fatto sta che Chiaro e Camerlingo sono attesi ora dinanzi al gip per raccontare la propria verità, per scrollarsi di dosso l’accusa di essere colletti bianchi della camorra dei Polverino, utili a taglieggiare, a riciclare, a garantire gli interessi della camorra locale. E che interessi. Affare Ipercoop Errato tracciare conclusioni affrettate, eppure, lì nelle migliaia di pagine depositate agli atti dell’inchiesta c’è un’informativa sulla nascita della «più importante struttura economica dell’area flegrea». Anni 2001-2005, ci sono due soggetti bollati come «imprenditori mafiosi», poi le attività di società edilizie, ma anche tutte le attività amministrative in zona. Qual è il punto cruciale? La conversione di un intero territorio da industriale in commerciale, quanto basta a far proliferare licenze, a garantire passaggi amministrativi, a potenziare il controllo di interessi milionari. Tutto lecito fino a prova contraria, eppure le indagini ci sono. Ecco cosa emerge dal provvedimento cautelare spiccato all’alba di due giorni fa: «Emerge, inoltre, in maniera rilevante, il ruolo di due imprenditori mafiosi, entrambi pedine strategicamente necessarie a fornire, grazie alle società ad essi riconducibili fortemente in contatto con le pubbliche amministrazioni locali, un passepartout mondato dalle infiltrazioni degli affari illeciti commessi. È proprio in tale ambito, frutto di un’astuta opera di riciclaggio di proventi illeciti, rientra la costruzione e l’apertura del centro commerciale della catena Ipercoop che avrebbe garantito, grazie anche a manovre speculative, ingenti entrate nelle casse dell’organizzazione». Le talpe Ma la storia della Polverino dinasty, della sua affermazione su un’ampia fetta di territorio metropolitano (da Chiaiano, a Marano, fino all’intera area flegrea) passa anche attraverso il sistema delle coperture giudiziarie. Si parla di soffiate, di informazioni dettagliate provenienti da ambienti giudiziari circa indagini condotte sul conto dei vertici dell’organizzazione. Uffici permeabili, fanno capire gli inquirenti, che analizzano alcune intercettazioni finite agli atti. C’è un’inchiesta della Guardia di Finanza che viene conosciuta nei minimi termini molto tempo prima della sua conclusione. C’è chi parla al telefono e sa di essere intercettati, è a conoscenza del fatto di essere nel mirino delle fiamme gialle. Chi è la talpa? Non è chiaro - si legge agli atti - se la soffiata provenisse da esponenti delle forze dell’ordine o da ambienti della Procura, di sicuro è anche grazie a queste soffiate che il clan di Giuseppe Polverino ’o Barone è cresciuto negli anni del grande silenzio sulla loro saga familiare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLO DE IL MATTINO
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